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Incontinenza maschile: accettare aiuto quando si soffre di debolezza vescicale

La debolezza vescicale è una condizione di cui la maggior parte di noi non vuole parlare. Ci fa sentire a disagio e – soprattutto – può essere imbarazzante. Ma se invece provassimo a pensare positivo? Accettare aiuto per questo disagio ci consente di affrontare un po’ meglio la situazione, così come di trovare risorse importanti a nostro supporto. Inoltre, cosa ancora più importante, cercare l’aiuto degli altri ci permette di rimetterci in carreggiata per vivere la nostra vita più serenamente.

Perché abbiamo paura di chiedere aiuto?

Ci vergogniamo

La vergogna sopraggiunge quando sentiamo che le nostre azioni non sono all’altezza degli standard delle persone che abbiamo intorno. Di conseguenza, non sorprende che proviamo vergogna quando cerchiamo aiuto in una società orientata all’autosostegno: dipendendo dagli altri non possiamo soddisfare l’aspettativa secondo cui dovremmo essere capaci di sopravvivere autonomamente. Anche la debolezza vescicale contribuisce a creare sentimenti di vergogna. Certe persone si sentono prive di autocontrollo e autosufficienza, mentre altre arrivano a pensare che la debolezza vescicale sia colpa loro. Tuttavia, le condizioni fisiche come la debolezza vescicale non hanno nulla a che vedere con l’autosufficienza. Fortunatamente la nostra cultura si sta evolvendo verso una direzione che promuove la vicinanza collettiva e la ricerca di aiuto negli altri.

Abbiamo paura di perdere la nostra indipendenza

Soffrire di incontinenza a volte ci fa sentire persi. Sperimentare bisogni urgenti e perdite, adeguarsi a diversi prodotti per l’incontinenza, e l’aumento delle visite mediche ci priva della nostra routine quotidiana. Mentre ci adattiamo a questi cambiamenti, possiamo avere difficoltà a prendere parte a certe attività che eravamo soliti svolgere in passato. In caso di debolezza vescicale, tuttavia, cercare aiuto normalmente si traduce in una maggiore indipendenza. Chiedere assistenza agli altri può fornirci un accesso più rapido a certe risorse e ad una rete di persone pronte a sostenerci.

Ci sembra di essere gli unici a soffrire di questa condizione

Abbiamo la sensazione di essere gli unici al mondo ad essere afflitti da questo problema e pensiamo che si tratti di una condizione anomala. In realtà esistono milioni di persone che ne soffrono. Di conseguenza, non si tratta assolutamente di una condizione rara. Facendo una semplice ricerca online potrete notare che esistono molte soluzioni e suggerimenti che vi aiuteranno ad affrontare la situazione.

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Gli esercizi di Kegel per uomini possono aiutare a migliorare i problemi al pavimento pelvico maschile

Come chiedere aiuto (e accettarlo)

1. Siate onesti con voi stessi e con gli altri. Essere onesti significa innanzitutto accettare il fatto che avete bisogno di aiuto e che non c’è nulla di male nel chiederlo. Inoltre, significa far sapere alle persone che vi sono più vicine come vi sentite , o meglio, cosa vi fa sentire meglio. Ecco alcune frasi d’esempio:

• “Sono felice che mi abbia chiamato. Mi hai aiutato a togliermi un peso!”
• “Grazie per avermi accompagnato. Ti sono davvero grato/a di aver assecondato le mie pause per andare in bagno.”
• “Sarei felice di venire a correre con te, ma a volte quando corro ho delle perdite che non riesco a controllare/ma non sono più a mio agio quando corro. Ti andrebbe invece di fare un po’ di nordic walking insieme?”

Essere onesti riguardo i propri sentimenti può spaventare. Tuttavia, fortunatamente, per essere onesti non dovrete rivelare tutte le vostre emozioni. Affermazioni semplici, come quelle viste sopra, sono tutto ciò che vi servirà per far presenti le vostre necessità agli altri.
2. Siate precisi. Precisare quando e se desiderate l’aiuto di qualcuno è fondamentale per costruire e mantenere un solido rapporto di fiducia. Inoltre, ciò vi permette di rimanere indipendenti e autosufficienti: sarete sempre voi a decidere cosa potete e non potete fare. Per fornire delle istruzioni precise quando avete bisogno di assistenza potete dire:

• “Devo andare a comprare un regalo per il compleanno di mia nipote, ma a volte mi sento a disagio quando esco da solo/a. Ti andrebbe di accompagnarmi?”
• “Devo prendere una cosa in farmacia, ma non mi sento abbastanza bene per andarci di persona. Potresti andarci al mio posto?”
• “Mi piacerebbe tanto venire a cena da voi, ma il cibo piccante irrita la mia vescica/mi dà alcuni disturbi. Ti dispiacerebbe se ti aiutassi a scegliere qualche altro piatto o se portassi qualcosa che posso mangiare senza problemi?”

Essere precisi può essere difficile, ma ha i suoi vantaggi. Permettere agli altri di aiutarvi in base alle vostre richieste vi dà un’idea più chiara di ciò che potete fare, invece che enfatizzare ciò che non potete fare.
3. Siate ottimisti. La debolezza vescicale può cambiare pesantemente le nostre vite, e i grandi cambiamenti a volte ci fanno presagire il peggio. Tuttavia, una mentalità positiva può realmente facilitare l’adattamento e fornirci maggior supporto. Eccovi alcune frasi che potete tenere a mente per mantenere vivo il vostro ottimismo:

• “Soffro di debolezza vescicale, ma sono sempre io. Sono ancora un persona attiva e posso contare sul supporto dei miei amici e della mia famiglia.”
• “Tutti, di tanto in tanto, abbiamo bisogno di adattarci a certe cose. Chiedere aiuto fa parte del processo.”
• “Milioni di persone affette da incontinenza vivono la loro vita in modo indipendente e completo. Chiedere aiuto mi permette di rimettermi in carreggiata più facilmente.”

Essere (o meglio, diventare) ottimisti è un processo che richiede autocontrollo e la ripetizione di pensieri e parole. Inizialmente queste frasi potrebbero non arrivare così spontaneamente, ma pronunciandole ogni giorno vi suoneranno sempre più familiari.

La debolezza vescicale richiede spirito di adattamento, ma si tratta di una situazione che potete affrontare. Chiedere aiuto rappresenta un passo importante per trovare cure, supporto e, in ultima analisi, per vivere a pieno la vostra vita.

Anche noi di Serenity desideriamo offrirvi supporto: potete sempre contare sui nostri prodotti e sul supporto del nostro servizio clienti per qualsiasi necessità. Da oltre 35 anni, forniamo alle persone affette da debolezza vescicale prodotti dermatologicamente testati e di alta qualità. Realizzati con materiali leggeri e confortevoli, la nostra gamma di articoli offre un modo discreto per vivere appieno la propria vita.

Date un’occhiata al nostro sito per scoprire quelli più adatti a voi e al vostro stile di vita.

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Incontinenza e infezioni urinarie negli uomini

L’uomo è fisiologicamente meno esposto della donna alle problematiche delle vie urinarie, soprattutto incontinenza e fenomeni di infezione urinaria maschile. Meno esposto, ma non immune: ecco qualche informazione che è bene sapere, e qualche consiglio che è bene seguire in caso di infezione urinaria maschile.

Sesso forte? In questo caso sì

La prima forma di infezione urinaria maschile non presenta sintomi, e viene definita batteriuria asintomatica: molto rara nei giovani, aumenta con l’età. Il riscontro occasionale di tale patologia non è preoccupante salvo in caso di bambini o anziani, per i quali vanno escluse complicazioni.

La seconda famiglia di infezione urinaria maschile comprende tutte quelle infezioni con sintomi che possono interessare le parti dell’apparato urinario come uretra, vescica e reni. I disturbi più diffusi di una infezione urinaria maschile sono il bruciore nell’urinare, l’aumentata frequenza della minzione (spesso associata a una riduzione di quantità), la sensazione di non riuscire a trattenere l’urina, il cattivo odore della stessa accompagnato talvolta da tracce di sangue: insomma, tutti quei sintomi che possono spingere l’urologo di fiducia o il medico di base a diagnosticare un’infezione all’uretra, alla vescica o ai reni.

Urocoltura, un esame da 10 e lode

Per identificare una infezione urinaria maschile può bastare un’attenta interpretazione dei sintomi, unita all’esame obiettivo dell’addome e all’esplorazione rettale in caso si sospetti un coinvolgimento prostatico; analisi più approfondite di sangue e urine possono fornire un quadro ancora più preciso della situazione.

Su tutti l’urocoltura, capace di estrapolare da un piccolo campione di urina (raccolto in un contenitore sterile) informazioni sulla quantità e concentrazione di batteri al suo interno, isolare il germe responsabile dell’infezione urinaria maschile e identificare l’antibiotico più efficace per debellarlo.

Come guarire ?

Una volta individuata l’infezione urinaria maschile e verificate eventuali situazioni di particolare delicatezza, è spesso necessario iniziare una terapia antibiotica, magari supportata da prodotti specifici per acidificare le urine e renderle un ambiente meno favorevole alla proliferazione batterica.

In caso di infezioni frequenti nel tempo o di sintomi particolarmente importanti e dolorosi, come febbre alta e molto sangue nelle urine, è sempre consigliato contattare il proprio specialista di fiducia.

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Incontinenza maschile e ipertrofia prostatica

È quella ghiandola dell’apparato genitale maschile che abbraccia l’uretra appena sotto la vescica; produce il liquido seminale, principale nutrimento e veicolo degli spermatozoi. È grossa più o meno come una castagna e ne ricorda anche la forma, ma col tempo tende a ingrossarsi causando, tra i vari problemi, ipertrofia prostatica e l’incontinenza. Scopriamo come prendercene cura.

Se l’incontinenza è appannaggio prevalentemente femminile prima dei 50 anni, dopo le percentuali si avvicinano parecchio: avvenimento legato spesso ai problemi che la prostata accusa dopo la maturità, che la portano ad aumentare di volume dando vita all’ipertrofia prostatica begnina.

Ma come si manifesta? E come si può correggere?

Minzione a singhiozzo

“Vado in bagno molto più spesso del passato, anche di notte: quando inizio a urinare sento difficoltà e bruciore, e mi capita di avere piccole perdite durante il giorno”. Molti racconti di pazienti che soffrono di ipertrofia prostatica probabilmente iniziano così: questo succede perché la prostata (che normalmente misura 4 cm in altezza, 3 in altezza e 2 in spessore) ingrossandosi occlude l’uretra, provocando ritenzioni urinarie dannose per vescica e reni

Medicina o chirurgia ?

Le terapie per l’ipertrofia prostatica sono chiaramente diverse, come diversa può essere la gravità di tale disturbo. Inizialmente si procede con l’analisi dei sintomi, un esame obiettivo con ispezione rettale e gli esami di urine e sangue, volti a monitorare il PSA (antigene prostatico specifico) egli indici di funzionalità renale come la creatina. Talvolta è consigliata anche ad un’ecografia addominale e transrettale, a discrezione del medico. In seguito si prescrive una terapia farmacologia, spesso sufficiente a far rientrare l’ipertrofia prostatica.

In caso di TURP

Spesso, ma non sempre: in questi casi si interviene chirurgicamente attraverso la resezione trans-uretrale della prostata (TURP): consiste nell’asportazione del tessuto prostatico in eccesso tramite una piccola sonda infilata in uretra, e si effettua quando l’aumento volumetrico della prostata va ad ostruire l’uretra, ostacolando il normale deflusso dell’urina. Un intervento risolutivo per l’ipertrofia prostatica, ma che in alcuni casi può lasciare come effetto l’incontinenza urinaria.

Soprattutto dopo una prostatectomia radicale, ossia l’asportazione completa della prostata a seguito di un tumore; se nella maggior parte degli uomini scompare da sé dopo 12-24 mesi, in molti persiste più a lungo.

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Esami e diagnosi dell’incontinenza maschile

Noi la chiamiamo incontinenza maschile, ma si tratta della manifestazione visibile di dinamiche molto più variegate e complesse che accadono dentro al nostro corpo; spesso passeggere, talvolta più complicate, ma sempre da analizzare e valutare attraverso diagnosi specialistiche. Riassumiamo le più utili e diffuse.

Per una diagnosi di incontinenza maschile sono sufficienti pochi elementi, che anche il medico di fiducia può riunire: raccolta anamnestica completa, esame obiettivo accurato, esame delle urine. In caso di perdite di urina dopo intervento chirurgico o radioterapia, dolore pelvico intenso o patologie neurologiche è sempre preferibile, per la diagnosi dell’incontinenza, fare anche una visita con lo specialista di fiducia.

Step 1: anamnesi

Il primo passo verso una pronta diagnosi e guarigione risiede nella precisione delle domande, e nella giusta interpretazione delle risposte. Per questo una corretta raccolta anamnestica deve comprendere la descrizione delle modalità di presentazione dell’incontinenza, la frequenza e la quantità delle perdite (da annotare in un apposito diario minzionale), la presenza di sintomi associati (bruciore, fastidio ad urinare, presenza di sangue nelle urine), eventuali fattori favorenti o scatenati (colpi di tosse, sforzi fisici), la presenza di stitichezza, disfunzioni sessuali, eventuale presenza di patologie prostatiche o malattie croniche (diabete, Parkinson, demenza).

Step 2: esame obiettivo

Dopo una prima valutazione di cuore, addome e sistema nervoso, per la diagnosi si procede ad una prima ispezione dei genitali. Negli uomini l’ispezione dei genitali esterni è fondamentale per la diagnosi dell’incontinenza, per escludere fin da subito la presenza di fimosi e ipospadia, due anomalie anatomiche con caratteristiche diverse; mentre per fimosi si intende il restringimento patologico del prepuzio, l’ipospadia è la conseguenza di uno sviluppo uretrale incompleto, che determina uno sbocco urinario in sedi diverse da quella anatomica.

Dopo aver accertato l’assenza di infezioni, infiammazioni e tumefazioni nella regione inguino-scrotale, il medico procede nell’ispezione rettale, cuore della diagnosi, unico modo per valutare consistenza, volume e simmetria della ghiandola prostatica.

Step 3: esami medici approfonditi

La persistenza di alcuni sintomi può spingere il medico alla prescrizione di ulteriori esami per la diagnosi dell’incontinenza: in primis quello delle urine, per evidenziare eventuali infezioni, e la citologia urinaria, utile nei casi di riscontro di sangue nelle urine o di fattori di rischio per i tumori dell’apparato urinario, che attraverso la misurazione del PSA (antigene prostatico specifico) valuta la presenza di patologie prostatiche.

È possibile che il medico richieda anche un’ ecografia dell’addome, nel caso la diagnosi ipotizzi calcoli, polipi nella vescica o un ristagno post minzionale, e ulteriori test specialistici per visualizzare (attraverso un mezzo di contrasto, un’uroscopia o un cistoscopia) uretra, vescica, volume urinario, velocità di uscita del getto.

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Le cause dell’incontinenza maschile: cosa c'è dietro una perdita.

Da urgenza, da sforzo, mista. Da rigurgito, post-minzionale, continua. E ancora l’enuresi, in tutte le sue forme: dietro all’incontinenza maschile c’è un mondo di cause da approfondire e interpretare. Per intraprendere la giusta terapia, e tornare a sorridere.

Nell’uomo esistono varie forme di incontinenza urinaria, caratterizzate da sintomi e cause molto diverse tra loro. Alcune cause dell’incontinenza maschile? Età avanzata, patologie della prostata, infezioni delle vie urinarie, disabilità fisica, depressione, demenze, traumi spinali, stitichezza, diabete, apnee notturne, particolari anomalie congenite, patologie neurologiche come l’ictus.

I fattori scatenanti sono tanti, così come le tipologie e le cause di incontinenza maschile: impariamo a conoscerli.

Incontinenza da urgenza